Life and career coach

Siamo abituati da diverso tempo a scindere tra i due ambiti fondamentali della vita e del lavoro.

Questo viene fatto specialmente in contesti in cui si parli di equilibrio tra le due componenti L’espressione life-work balance in inglese è stata letteralmente tradotta in italiano in equilibrio vita lavoro e viene frequentemente usata sui media, sui social etc.

La distinzione non è proprio corretta. Il lavoro fa parte della vita, non accade in uno spazio altro. Quello che più propriamente si intende è quindi la vita privata, cioè tutto quello che facciamo quando non stiamo lavorando.

Non è una specificazione così pignola come sembrerebbe. Collocare il lavoro anche solo con il linguaggio al di fuori della vita della persona ha un effetto sulla percezione che abbiamo del concetto, seppure non molto marcato.

Crea in chi fa sua questa separazione l’idea di una separazione a compartimenti stagni, che può in qualche modo diminuire il senso di agenzia, di potere che si ha sulla vita lavorativa.

Se vedo il lavoro come qualcosa di altro dalla vita, di separato, mi sentirò facilmente meno in grado di influenzarlo.

 

Vita e lavoro: un’apparente contraddizione

Questa premessa lunga mi serve per dire che l’espressione life and career coach non è contraddittoria.

La vita personale e la carriera sono totalmente compenetrate l’una con l’altra ed hanno una reciproca influenza che è molto importante. Per questo motivo non ha molto senso separare i due concetti in un percorso di coaching.

Anche un professionista che si definisca solo career coach per maggiore semplicità, all’inizio di un percorso partirà, per forza di cose, da quelle che sono le esigenze personali e quindi di vita (life) del cliente, per aiutarlo nelle scelte lavorative (career).

Oltre a questo va aggiunto anche un dettaglio su come funziona un percorso di coaching. Il coach, contrariamente a quanto spesso si pensa, non fa fare niente di specifico al cliente.

Il percorso di coaching è un percorso di facilitazione, in cui il coach con una serie di domande specifiche basate sulle necessità del cliente, aiuta la persona a trovare in sé le risposte, che poi possono portare all’azione e quindi al cambiamento desiderato.

Come dico sempre, un career coach non ti dice che cosa fare, ma ti aiuta a capirlo in modo autonomo.

Questo significa che un percorso di coaching per un cambio di carriera non è nello svolgimento poi così dissimile da uno volto ad un cambio a livello più personale.

Si parte sempre dall’individuo, da ciò che è e da ciò che vuole ottenere.

 

Differenza tra career coach e recruiter

Le differenze tra le due figure sono diverse e fondamentali. Cominciamo dalla prima, forse la più importante. Un career coach ha come cliente una persona che necessiti alcuni cambi nella propria vita lavorativa.

Un recruiter è invece assunto da un’azienda generalmente come professionista esterno a consulenza per trovare lavoratori adeguati a soddisfare le esigenze di personale che l’azienda ha in quel momento.

Da queste due differenze derivano poi tutte le altre.

 

Cosa fa nello specifico un career coach

Come abbiamo visto il career coach si occupa di facilitare un cambio in ambito lavorativo per un cliente. Questo dal punto di vista pratico si traduce in una serie di attività.

Una delle prime è quella di chiarire gli obiettivi del cliente. Le persone a livello lavorativo possono avere varie esigenze, che vanno dal capire come sopportare meglio la pressione, a capire come migliorare le proprie prestazioni, oppure possono ambire ad un cambio in di settore o un aumento di stipendio.

Chiarire gli obiettivi è fondamentale per poter procedere, altrimenti si rischia di non poter fare i passi successivi per mancanza di direzione.

Successivamente agli obiettivi e basandosi su quelli il career coach aiuta il cliente a definire la strategia con cui raggiungerli. Per esempio possono essere individuate alcune convinzioni o credenze limitanti che sono di ostacolo.

Oppure si mettono meglio in evidenza i punti di forza e quelli in cui il cliente risulti meno incisivo, e successivamente si decide se serve lavorare per migliorare ulteriormente i primi, o per raggiungere migliori risultati con i secondi.

Il career coach aiuta poi anche a preparare i colloqui con eventuali datori di lavoro che si siano mostrati interessati, può contribuire nella definizione di quelle che sono le corrette pretese per il ruolo che si sta cercando, e di conseguenza fornire assistenza nelle trattative salariali.

Infine, assiste il cliente nella preparazione di CV e nella creazione di un proprio personal branding che sia basato sull’individualità del cliente.

 

…e un recruiter invece?

Il recruiter prima di tutto raccoglie e analizza le esigenze dell’azienda cliente, che dovrà fornire un identikit della o delle figure professionali di cui ha bisogno. A questo punto va precisato che le mere competenze professionali non sono sempre sufficienti.

Le famose soft skills hanno sempre un’importanza maggiore ed in questa fase vanno definite anche quelle, se necessarie.

A seguito della definizione della figura ricercata, il recruiter inizia la ricerca con pubblicazione di annunci nelle piattaforme adeguate, o in alcuni casi, anche ricerca “manuale”, per così dire, cioè sui social professionali come LinkedIn.

Ricevute le candidature, viene eseguita l’analisi o screening dei CV per fare una prima selezione di quelli che passeranno ad una fase successiva, cioè quella dei colloqui preliminari.

Durante i colloqui preliminari il recruiter fa un’ulteriore selezione dei candidati, che risulterà in una lista da presentare all’azienda.

Di solito la selezione finale viene fatta dall’azienda, ma questo dipende in realtà anche dal rapporto che il recruiter ha con la stessa e dall’accordo fatto. Si possono dare casi in cui la fiducia tra le parti è tale, che il recruiter sceglie direttamente il lavoratore.

Consulenza di carriera quanto costa​

Per quanto riguarda il career coach, definire il costo di un percorso non è possibile senza alcuni elementi preliminari.

I percorsi sono idealmente tutti individuali e personalizzati, per essere tarati su misura sulle esigenze del cliente.

Va da sé che un preventivo è possibile solo a seguito di un colloquio in cui vengano stabilite necessità ed obiettivi. Questi ultimi definiscono anche la durata del percorso, che può essere costituito da alcune sessioni o essere in alcuni casi strutturato in incontri di diverse settimane.