LA REFERENZA nei COLLOQUI di LAVOROđź’Ľ

Arrivati al terzo colloquio, quando l’interesse dell’azienda diventa concreto può entrare in scena un attore silenzioso ma decisivo: la referenza. Succede soprattutto quando l’azienda sente il bisogno di confermare ciò che ha visto e ascoltato durante i colloqui.
Ipotizzabili 3 casi:
- Quando la referenza viene chiesta direttamente al candidato
Se non ci sono intermediari (Head Hunter), l’azienda può chiedere al candidato una referenza relativa alle esperienze lavorative pregresse (ovvio non in quella attuale). In questo caso la privacy è tutelata:
- c’è il consenso esplicito
- c’è l’azione diretta del candidato
- c’è il controllo su chi verrà contattato.
In questa condizione può capitare che candidato si “irrigidisca” quando gli viene chiesta una Referenza. Probabilmente non ha lasciato un buon ricordo. Sarebbe utile durante i colloqui evitare il pavoneggiamenti rispetto ad attività , responsabilità , gestione team e altro: ciò che viene raccontato potrebbe essere verificato.
- Quando entra in gioco un intermediario
Con un intermediario la dinamica cambia. Può accadere che sia l’Head hunter a raccogliere referenze su aziende precedenti spesso senza che il candidato sia pienamente consapevole. Qui il tema della trasparenza diventa centrale.
- Quando è la stessa azienda interessata a chiederla. Qui, in assenza di intermediari, decide di raccogliere referenze in autonomia assumendo una responsabilità elevata. Senza consenso e riservatezza, il rischio è quello di sconfinare nell’invasione della privacy del candidato.
Riflessione: la referenza ci porta indietro negli anni, le persone cambiano e anche i comportamenti. Può essere un rischio! Una referenza datata può non raccontare chi sei oggi.
Chiedere su un candidato non significa “indagare” ma rispettare i confini mentre si cerca di comprendere chi si ha davanti.
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