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𝗦𝗶 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿 𝗱𝗶 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶

Si può essere un leader di successo, avere anni di esperienza, guidare persone e raggiungere risultati importanti, e scoprire di avere ancora molto da conoscere di sé.

L’esperienza professionale ci permette di sviluppare competenze, affrontare situazioni complesse e prendere decisioni. Ma l’esperienza, da sola, non garantisce automaticamente una maggiore consapevolezza di noi stessi.

È un aspetto sul quale rifletto spesso nel mio lavoro di Career Coach e Assessor Six Seconds.

Perché crescere professionalmente non significa necessariamente cambiare azienda, ottenere una promozione o assumere nuove responsabilità. A volte significa imparare a osservare il proprio modo di guidare da una prospettiva diversa.

Intelligenza emotiva e leadership: un legame importante

Quando pensiamo a un buon leader, tendiamo a considerare soprattutto la capacità di prendere decisioni, raggiungere obiettivi, organizzare il lavoro e gestire un team.

Sono competenze importanti, ma non raccontano tutto.

Ogni giorno un leader si confronta anche con emozioni, aspettative, tensioni e relazioni. Deve gestire le proprie reazioni, comprendere quelle degli altri e mantenere lucidità anche nelle situazioni più impegnative.

L’intelligenza emotiva riguarda proprio la capacità di riconoscere e utilizzare le informazioni emotive per orientare comportamenti e decisioni.

Non significa essere sempre calmi, evitare i conflitti o cercare di piacere a tutti. Significa sviluppare maggiore consapevolezza di ciò che proviamo e dell’effetto che le nostre emozioni possono avere sul modo in cui lavoriamo e ci relazioniamo.

Essere competenti non significa conoscere sempre le proprie reazioni

Un manager può conoscere molto bene il proprio settore, avere esperienza nella gestione delle persone e ottenere risultati significativi.

Eppure può non accorgersi di quanto lo stress influenzi il suo modo di comunicare, di come reagisca davanti a un errore o di quali comportamenti metta in atto quando sente di perdere il controllo di una situazione.

Sono aspetti che spesso diventano abitudini.

Più un comportamento si ripete, più rischiamo di considerarlo semplicemente parte del nostro carattere, senza domandarci se sia ancora utile.

La consapevolezza emotiva permette di fermarsi e osservare queste dinamiche.

Per esempio, può aiutare un leader a distinguere tra la necessità di intervenire rapidamente e la propria impazienza, oppure tra il desiderio di ottenere risultati e la pressione che sta trasmettendo al gruppo.

Conoscere meglio le proprie reazioni significa avere più possibilità di scegliere come agire, anziché rispondere sempre nello stesso modo.

La crescita professionale passa anche dalla consapevolezza

Nel corso della carriera cambiano i ruoli, le responsabilità e le persone con le quali lavoriamo. Ma cambia anche ciò di cui abbiamo bisogno per continuare a essere efficaci.

Le competenze che ci hanno permesso di raggiungere una posizione di responsabilità potrebbero non essere sufficienti, da sole, per affrontare tutte le sfide successive.

Un leader può quindi sentire il bisogno di lavorare sulla comunicazione, sull’ascolto, sulla gestione delle emozioni o sulla capacità di costruire relazioni di fiducia.

Questo non mette in discussione i risultati raggiunti.

Al contrario, significa riconoscere che la leadership è una competenza che continua a evolvere insieme alla persona.

Il contributo dell’approccio Six Seconds

Come Assessor Six Seconds, considero particolarmente utile osservare la leadership anche attraverso la dimensione emotiva.

L’approccio Six Seconds propone di sviluppare l’intelligenza emotiva attraverso tre aree: conoscere meglio se stessi, scegliere in modo più consapevole e orientare le proprie azioni verso uno scopo.

Applicate alla vita professionale, queste dimensioni invitano a porsi domande concrete.

Quanto riconosco le emozioni che influenzano le mie decisioni? Quanto sono consapevole delle mie reazioni quando lavoro sotto pressione? Le mie scelte sono coerenti con i valori e gli obiettivi che considero importanti?

Non si tratta di cercare un modello di leader perfetto.

Si tratta di comprendere meglio le proprie risorse e individuare gli aspetti sui quali è possibile continuare a lavorare.

Anche chi guida ha bisogno di continuare a crescere

A volte chi ricopre un ruolo di responsabilità sente di dover avere sempre una risposta, dimostrare sicurezza e rappresentare un punto di riferimento per gli altri.

Ma essere un riferimento non significa aver concluso il proprio percorso di crescita.

Un leader può essere competente e avere ancora domande. Può ottenere risultati e desiderare maggiore equilibrio. Può guidare gli altri e, nello stesso tempo, aver bisogno di comprendere meglio se stesso.

La crescita professionale non riguarda soltanto ciò che sappiamo fare, ma anche la consapevolezza con cui scegliamo di farlo.

Ed è per questo che l’intelligenza emotiva merita attenzione anche quando una carriera sembra già consolidata.

Perché anche chi guida ha bisogno di continuare a crescere.

Ho approfondito questo tema anche nella mia newsletter, dove condivido ulteriori riflessioni sulla leadership e una risorsa gratuita dedicata all’intelligenza emotiva.

Roberta Petitti – Career Coach e Consulente di carriera | Assessor Six Seconds

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