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Prepararsi a un colloquio di lavoro

Un colloquio di lavoro è senza dubbio un momento piuttosto importante da un punto di vista emotivo. Entrano evidentemente in gioco vari elementi legati alle ragioni per cui si sta sostenendo il colloquio. 

Che sia un cambio di lavoro voluto, o un colloquio raggiunto dopo un periodo difficile di disoccupazione prolungata, le emozioni sono sempre piuttosto forti e possono comportare il rischio di una prestazione non ideale. 

Risulta pertanto evidente come prepararsi ad un colloquio di lavoro sia una necessità, in quanto permette quantomeno una parziale tranquillità. 

L’elemento emotivo non è eliminabile, siamo esseri umani e agiamo in gran parte intorno alle emozioni che proviamo o che speriamo di provare. Questo però non significa che non ci sia differenza tra presentarsi allo sbaraglio ed andare invece preparati sugli elementi che si possono preparare. 

Cosa significa però prepararsi? La preparazione coinvolge aspetti diversi. 

Annuncio e azienda 

La prima cosa da fare è rileggere l’annuncio a cui si è risposto e che ci ha portati al colloquio. Aver ben compreso cosa l’azienda richiede è fondamentale perché indica attenzione e serietà.

Successivamente va fatto uno studio approfondito dell’azienda. È importante conoscere bene il sito, avere le idee molto chiare sul prodotto o servizio che l’azienda offre, indipendentemente dal tipo di mansione per cui ci si è candidati. 

Questo serve sia per mostrare ancora una volta la serietà del candidato in sede di colloquio, sia per poter svolgere al meglio poi il lavoro qualora si venisse assunti. 

Esperienza lavorativa pregressa

Va poi preparata una sorta di storytelling sulle proprie esperienze di lavoro pregresse. È possibile utilizzare alcune domande per capire meglio come impostare questa parte. 

Eccone alcune che possono tornare utili:

  • cosa ho imparato nei lavori precedenti che può tornare utile nella posizione per cui mi candido?
  • quali sono i motivi che mi hanno spinto a cercare un’altra posizione lavorativa?
  • per quale motivo sto cambiando settore?
  • perché si è interrotto il rapporto di lavoro precedente? 

A questo riguardo sono importantissime due cose. La prima è che non tutto fa brodo. La filosofia vigente fino a poco fa era che nel CV si dovesse inserire ogni possibile esperienza lavorativa. La spiegazione per questo consiglio era che la presenza di esperienze varie avrebbe indicato che c’era voglia di impegnarsi, che si era disposti a compromessi etc. 

In realtà la pertinenza delle esperienze precedenti è molto più importante per chi esamina i candidati. Questo non vuol dire che l’atteggiamento mentale, la versatilità e la capacità di adattamento non contino. Ma vanno contestualizzate. 

La seconda cosa che va detta è che se il precedente lavoro è finito con un licenziamento per demerito, è opportuno essere onesti e non mentire. Le critiche unilaterali al precedente datore di lavoro non sono un buon biglietto da visita. Le menzogne ancora meno. 

Va da sé che se si è al primo impiego e non si ha esperienza, questa sezione non serve. 

Tratti caratteriali e punti di forza e debolezza

Oltre ad uno storytelling sullo storico dei lavori precedenti, è opportuno prepararsi anche sui propri tratti caratteriali ed individuare ciò che secondo noi ci rende adatti da un punto di vista personale. Stiamo parlando delle cosiddette soft skills, cioè le capacità emotive e relazionali, quelle di gestione dello stress etc. 

Anche in questo caso, come nel precedente relativo all’eventuale licenziamento, ha senso essere onesti ed indicare sia i punti di forza sia quelli di debolezza, cercando di non cadere nella facile trappola del punto di forza mascherato da debolezza (“sono troppo onesto”, “lavoro con il cuore e non riesco a staccare” etc.). 

Questi sono facilmente individuabili e non sono una buona presentazione. 

Domande mirate 

Altra parte importante sono le domande da porre ai rappresentanti dell’azienda durante il colloquio. Queste domande devono essere mirate e possibilmente non solo incentrate sui benefici della posizione. 

Intendiamoci, stipendio, bonus, vacanze e tutto il resto sono fondamentali. Un’azienda che non rispondesse in modo chiaro e conforme alle norme di legge su argomenti di questo tipo sarebbe idealmente da evitare, perché nel migliore dei casi ha un’organizzazione farraginosa, nel peggiore opera al di fuori della legalità.

Ma a queste legittime domande vanno aggiunte anche altre che mostrino genuino interesse per l’azienda, per il lavoro e per le persone che la fanno andare avanti. 

Obblighi di legge 

Da ultimo è molto importante essere informati sui propri obblighi e su quelli dell’azienda. Questo permette di capire subito già in sede di colloquio se c’è qualche cosa che va ridiscussa, sistemata o se l’azienda va proprio evitata. 

Colloquio di lavoro: domande trabocchetto​

Una menzione a parte meritano le cosiddette domande trabocchetto. Diciamo subito che il termine evoca un atteggiamento poco professionale; un’azienda che faccia domande per cercare di trarre in inganno il candidato non è un’azienda che prende sul serio le persone né il tempo che i candidati dedicano alla preparazione del colloquio. 

Con il termine si vogliono qui indicare certe domande aperte che sono volte più a verificare atteggiamento, proattività e gestione dello stress del candidato. 

Alcune di queste sono: 

  • “mi parli di lei”: un classico, a cui va risposto in modo sintetico e sempre rilevante per la posizione per cui ci si sta candidando 
  • “perché dovremmo scegliere lei per questa posizione”: altro classico, la verità è che non c’è un motivo univoco e incontestabile per assumere una persona; la decisione è basata su vari criteri, e non è il candidato a stabilirli, quindi tecnicamente questa domanda non è pertinente. Ovviamente non va fatta scena muta, ma ci si può disimpegnare in modo elegante, per esempio dicendo che non si può essere obiettivi nella risposta, oppure con un generico “ritengo di poter fare un ottimo lavoro per queste ragioni”. Se le circostanze lo consentono e se si è a proprio agio, si può optare per una risposta originale, senza strafare.
  • “perché ha scelto noi?”: qui si vuole verificare chiaramente se si sta sparando nel mucchio o se la scelta è stata mirata. Non significa che non si possano fare altri colloqui con altre aziende nello stesso periodo, significa che si fanno colloqui con aziende che sono state scelte dopo una valutazione accurata. 

La lista di domande volte a verificare qualcosa di diverso da quello che chiedono letteralmente è piuttosto lunga, e può valere la pena avvalersi dell’aiuto di una figura di career coach (a Roma ricevo anche in presenza, per dire) per una maggiore preparazione sul tema. 

Come affrontare un colloquio di lavoro​

Un’ultima parte della preparazione riguarda l’atteggiamento da tenere durante il colloquio. Come detto all’inizio le emozioni sono ovviamente normali, non vanno senza dubbio represse, anche perché non è possibile. 

Quello che invece si può fare è cercare di regolare il proprio stato ed evitare di far sì che le emozioni prendano il controllo. 

Regolare la respirazione, che sia profonda e non concitata è un primo modo estremamente efficace di calmare il sistema nervoso. 

Durante il colloquio va mantenuta una postura composta, e possibilmente il contatto visivo con la persona che sta parlando. 

Cercare di ascoltare sempre bene ciò che viene detto, evitando di interrompere l’interlocutore mentre sta parlando, e aspettando il proprio turno per parlare.

Evitare digressioni inutili, che possono risultare una via facile per la gestione dello stress, ma risultare anche un modo per non entrare nel merito delle questioni. Questo non significa evitare completamente argomenti non pertinenti, ma adattarsi al contesto e vedere se questo lo permette.

Un atteggiamento serio e professionale è senz’altro da consigliare, ma non a scapito di autenticità e spontaneità. Se l’ambiente di lavoro non è conforme alla nostra personalità, ne soffriremo. Meglio saperlo da subito ed essere rifiutati per chi si è, che essere accettati per chi non si è.

Da ultimo, va sottolineato che il rapporto di lavoro è un rapporto paritario. La persona che vi sta facendo il colloquio non vi sta facendo un favore. Mantenere una certa consapevolezza del proprio valore come persona e come professionista durante il colloquio aiuta a gestirsi meglio e a comunicare adeguatamente con la controparte da pari a pari.